nel territorio interno raggiungo il muro di sale
ne lecco la superficie e il sapore brucia la gola
non è doloroso, penso, quanto il muro di respiro
che ferma l’aria nel petto e si espande come il gas
ma altrettanto impenetrabile e si proietta nel cielo
dell’atmosfera interna bianco azzurra di silenzio
non doloroso come il muro delle rose, del quale
non si sa se ferisca con la bellezza o con le spine
al confine del territorio interno non esistono porte
è una struttura antica, non ha meccanismi o regole
non ha misura e codice, è assoluto e amniotico
abissale e unitario, precedente la nascita
nel territorio interno seguo la linea di confine
preferisco percepire il dolore e graffiare la mia pelle
non voglio stare nel centro, io cammino lungo il cerchio
cercando una breccia, una parete più sottile
uno spazio fra le spine lunghe come lame
un luogo dove soffi il ancora il vento del mare
dove inizi un sentiero che non avevo ancora notato
non mi chiedo nulla, cammino lungo il limite
saggiando la consistenza dei muri dove fa più male
dove non posso passare, e ogni volta il cerchio è più stretto
ogni volta il sale è più spesso, i rami sono più contorti
e sempre meno ossigeno entra nel mio petto
un giorno troverò un sentiero
che ancora non avevo notato