il nero del locale, il tavolino
il pezzo dell’estate e la birra
la contrazione dello spazio
e del tempo in quell’unico punto
la sua promessa in una borsetta
cinque metri più in alto
l’attesa e il contenersi dell’ansia
il trasformarsi in acido dei suoni
la pressione dell’ignoto
la birra il tavolino e ancora il pezzo
dell’estate e il ragazzo del motorino
che parlava e voleva capire
come conoscessi lei
è solo un amica, un amica d’infanzia
le sto facendo un favore, deve solo parlargli
ma non val la pena di starci male
se la conosco da così tanto dovrei saperlo
e io che di lei conosco solo
la sua anima e l’universo nei suoi occhi
ma tutto questo non posso dire
e il locale si riempie di gente
tavolini e suoni e la birra
sta per finire e non mi interessa della birra
non mi interessa di niente, sto solo aspettando
che mi venga restituito il cuore, che ora
è in una borsetta, e lei sta per tornare da me
dal suo amico d’infanzia, ma è per finta
e tutto tornerà vero, tutto tornerà
come deve essere, ancora un poco
un altra birra, altra musica e buio e il ragazzo
del motorino dice che proprio non ne vale la pena
di soffrire, e io non capisco cosa intende
io di lei conosco soltanto la sua vera essenza
non ancora gli arti spezzati dall’interno
non ancora l’oblio della divisione
e non ho nessuna intenzione di voltarmi
e il ragazzo del motorino dice che dovrei farlo
dovrei proprio voltarmi
ed ho il ricordo rallentato di quell’istante
in cui mi volto e guardo cinque metri sopra
e si ferma la musica, si ferma l’estate
mentre lei lo bacia con la mia promessa sul tavolino
e la sua scelta su quella scala e le sue lacrime
e il parcheggio e i calci alla macchina
e loro che escono assieme, le loro sagome
si sarebbero incise nella materia della mia mente
come un film troppo luminoso proiettato nel buio
così vivido da bruciare lo schermo
e avrebbero blindato di silenzio il mio respiro
e sarebbe successo altre volte
l’avrei abbracciata ancora e ancora
l’avrei persa ancora e ancora
in mille altre sere, in mille altri luoghi
ma veramente ho perso me stesso quella prima volta
quando non ho voluto morire e rinascere, solo fermarmi
ad aspettarla e aspettare che scendesse
a darmi il bacio che era mio nella musica triste dell’estate
che era nostra
[ non puoi guarire nell'amore delle stelle
si guarisce in prigione, grattando i muri
si guarisce in ospedale dove risiede la morte
si guarisce nel mondo sfidando la paura
si torna a vivere dalla terra e dal fango
non puoi guarire nell'amore delle stelle ]
l’insegna ed il parcheggio impressi e ricalcati
nel ricordo di quella sera, e l’erba e l’odore
della notte, poi la voce di lei al telefono e le lacrime
del prato alla mattina e il perdono
e l’aver piegato lo spazio per ritrovarla
congiungendo il mondo all’oltre
e ancora lei tra le mie braccia e il dolore
e noi due per l’ultima volta consapevoli
in silenzio all’interno della ferita aperta, sul divano
dove il nostro amore doveva essere morto
doveva essere scomparso e perduto
lontano come il sole dagli abissi
mentre ostinato sopravviveva lacerandoci
ogni notte l’abbiamo ucciso assieme
in tutti i modi possibili, ma tornava
e tormentandoci non ci lasciava andare
ogni notte l’abbiamo tradito, reso ridicolo
l’abbiamo gettato nelle fiamme e nella sporcizia
l’abbiamo spezzato in mille frammenti
con il veleno lo abbiamo ammalato
l’abbiamo annegato senza pietà
e resisteva come una parete di diamante
ma quella sera io non sapevo, aspettavo
e bevevo birra, e non conoscevo di lei
che il suo sogno più vero e la sua
gioia di bambina, e la forza di un fiore
che si fa strada nella pietra
quella sera non sapevo, conoscevo di lei
solo la sua anima di stella caduta
solo il battito delle sue ciglia