1999

le emozioni si dibattono
cariche di neurotossine
lungo il confine di vetro del secolo

_ un sacrificio necessario

nel ciclo di un’infanzia era contenuto tutto
compresa la morte della psiche bambina
poi tutto venne dimenticato, incluso

una lacrima nel fuoco
noi sentiamo tutto
noi ci siamo
noi continueremo ad urlare

_ l’amore non è una parola

una notte ha contenuto il decennio
una notte ha bruciato tutto l’ossigeno
una notte ha svuotato lo spazio
il vento sollevava i resti cartacei
nella città abbandonata
un viaggio verso lo spazio siderale
una nuova avventura
nella nascita la vera morte

non siamo qui con voi
non abbiamo più acqua
e il suono non è trasmesso nel vuoto
viaggiamo su una nave pirata
non siamo di questo tempo

_ we never lost control

tutto è lasciato andare
il mondo era trattenuto
nella tensione superficiale

tutto è dimenticato
tutto è compreso e perso
e ciò che è divenuto reale si dissolve

eravamo seduti in silenzio sulla sabbia
disegni a pastello gettati nel fuoco

una lacrima cade tra le fiamme
la nostra ultima bugia

dietro il vetro, nel secolo in quarantena
la combustione nucleare continua
ed esplodono ancora le bombe
e la cenere oscura il cielo

e l’amore non è una parola

dove deve essere

sto lasciando passare i giorni
il tempo finirà e non ti avrò rivista

dicono che idealizzo
invece io non vedo abbastanza
convinti di essere soldatini
di plastica e siamo di luce
esseri eterni senz’anima
fate spiriti mossi dall’emozione
dalla visione bruciamo come falene
di fuoco in pochi istanti

ogni giorno che non vedo
il tuo viso e lo schiudersi delle
tue labbra e ognuno di questi giorni
senza accarezzare la tua pelle
non è veramente trascorso

ti perdo lasciando passare i giorni
il tempo scorre e non ti vedrò più
so che succederà questo

non avrei potuto
separarti dalle colline d’aria dolce
dalla tua città dal respiro grande
di sole e strade nella luce
e abitanti bambini
e la storia di milioni di amori
e morti e imperi e sogni
solo per avere un soffio
di quel vento di terra e mare
solo per essere innamorato

io ho le mie valli di ombra
di brina e nebbia e gli alberi spogli
e d’inverno l’incanto di neve
e questa città di rumore e sonno
di pioggia grigia e gente veloce
dove una ragazza con il sole nei capelli
può diventare una fotografia bagnata
in bianco e nero e perdere il colore

volerti qui e strappare il tuo mondo
desiderarti e spezzare il tuo cuore

o amarti e lasciarti nella luce
lasciando passare i giorni
e il tempo scorrere e non vederti più
e tu dimenticarmi e camminare
nella tua città di vento e di sole
dove non bisogna cercare
dove tutto è da sempre
dove deve essere

il sentiero

nel territorio interno raggiungo il muro di sale
ne lecco la superficie e il sapore brucia la gola
non è doloroso, penso, quanto il muro di respiro
che ferma l’aria nel petto e si espande come il gas
ma altrettanto impenetrabile e si proietta nel cielo
dell’atmosfera interna bianco azzurra di silenzio
non doloroso come il muro delle rose, del quale
non si sa se ferisca con la bellezza o con le spine

al confine del territorio interno non esistono porte
è una struttura antica, non ha meccanismi o regole
non ha misura e codice, è assoluto e amniotico
abissale e unitario, precedente la nascita

nel territorio interno seguo la linea di confine
preferisco percepire il dolore e graffiare la mia pelle
non voglio stare nel centro, io cammino lungo il cerchio
cercando una breccia, una parete più sottile
uno spazio fra le spine lunghe come lame
un luogo dove soffi il ancora il vento del mare
dove inizi un sentiero che non avevo ancora notato

non mi chiedo nulla, cammino lungo il limite
saggiando la consistenza dei muri dove fa più male
dove non posso passare, e ogni volta il cerchio è più stretto
ogni volta il sale è più spesso, i rami sono più contorti
e sempre meno ossigeno entra nel mio petto

un giorno troverò un sentiero
che ancora non avevo notato

non avere ombra

quest’anno mi confondo con la materia
i colori grigio gialli e il vento asciuga
le parole e secca la tosse, le cose
che posso fare sono sempre di meno
e anche quando penso a lei, la memoria
è un affresco asciugato, grigio e giallo
di tappezzeria strappata e affumicata

quest’anno non posso dire nulla e l’aria
sa di cera e di stoppini spenti, di benzina
che brucia la gola alla radiazione del presente
e il sole non proietta ombre e attraversa i corpi
il vento leviga la nostra anima come pietra
asciutta ed erosa dalle sabbie del deserto

quest’anno il mare è lontano e non si infrange
sul cuore procurando dolore e lo ignoro
fingendo che non esista, che non sia abisso
inconscio e crudeltà maestosa e vita
senza limite, quest’anno faccio finta
che la pianura secca e umida non abbia fine
nell’infinito anello di nascita e morte
dove la mente si perde nelle ere
dove il suono dell’acqua è la voce della terra
e il vento strappa le lacrime dal volto
dove ho gettato e infranto le mie promesse
dove i miei sogni sono partiti su piccole navi
e le mie domande mai hanno avuto risposta

quest’anno mi confondo con le cose
potrei fermarmi e immobile diventare cemento
terra e strada, sabbia e vento ed essere permeabile
alla radiazione, e non avere ombra e perdermi
nel sonno, e nell’assoluzione del nulla
forse trovare il mio primo pensiero

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